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Il denaro che lasci e quello che insegni

Immagine del redattore: Giovanni Viola
Giovanni Viola
4 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Immagina di essere a tavola e di sentirti chiedere da tuo figlio: «Ma perché mettiamo da parte dei soldi invece di spenderli?». Sembra una domanda semplice, di quelle a cui rispondere in pochi secondi. Eppure, mentre cerchi le parole, ti accorgi che dentro quella risposta c’è molto del tuo modo di vivere.

Potresti parlare degli imprevisti, di un progetto che vuoi realizzare o della tranquillità di poter affrontare una difficoltà senza dover chiedere aiuto. Qualunque risposta tu scelga, in quel momento stai facendo qualcosa che va oltre il risparmio: stai trasmettendo un modo di ragionare.


Quando iniziamo a guadagnare, è naturale concentrarci soprattutto su noi stessi. Ci sono le spese da sostenere, il desiderio di essere indipendenti, qualche soddisfazione che finalmente possiamo permetterci. Il denaro rappresenta la possibilità di stare in piedi con le nostre gambe, e arrivare a quel punto richiede spesso tempo e fatica.

Poi può succedere che il nostro sguardo si allarghi. Accade quando nasce un figlio, quando costruiamo un’attività, quando qualcuno comincia a contare su di noi. Ci rendiamo conto che le nostre decisioni economiche entrano anche nella vita degli altri e che ciò che stiamo costruendo potrebbe avere conseguenze molto più lontane di quanto immaginassimo. A quel punto, anche la parola ricchezza comincia ad assumere un significato diverso. Pensiamo, per esempio, al desiderio di lasciare qualcosa ai figli.

È un pensiero comprensibile, spesso accompagnato da una frase che conosciamo bene: «Vorrei che facessero meno fatica di me». Dietro ci sono affetto, sacrifici e il ricordo delle difficoltà attraversate.

Vale però la pena fermarsi su una domanda: insieme a ciò che vorremmo lasciare, stiamo trasmettendo anche gli strumenti per gestirlo?


Una casa comporta decisioni e spese. Un’attività richiede capacità, organizzazione e responsabilità. Una somma di denaro apre possibilità, ma mette anche davanti a scelte che possono essere difficili per chi non ha mai avuto occasione di affrontarle.

Possedere qualcosa e saperlo gestire sono capacità diverse. Per questo, quando pensiamo al futuro delle persone a cui vogliamo bene, anche il tempo dedicato a spiegare, coinvolgere e far fare esperienza ha un valore.

L’educazione finanziaria entra nella vita familiare attraverso situazioni molto ordinarie. Quando spieghiamo perché un acquisto può aspettare, quando confrontiamo due alternative, quando parliamo di un errore senza vergognarcene. Persino ammettere «questa cosa non la capisco, prima di decidere voglio approfondirla» può essere un insegnamento prezioso: significa mostrare che il denaro merita attenzione e che non serve fingere di sapere tutto per occuparsene con serietà.


Naturalmente, accompagnare qualcuno non significa scegliere al suo posto per sempre. Un figlio potrà avere obiettivi diversi dai nostri, attribuire importanza ad altre cose e immaginare una vita che non coincide con quella che avevamo pensato per lui. Trasmettere consapevolezza significa anche prepararlo a fare scelte autonome, comprese quelle che noi non avremmo fatto.


La stessa riflessione riguarda chi costruisce un’impresa.

Dietro un pagamento puntuale ci sono persone che possono organizzare la propria vita. Dietro una gestione attenta delle risorse c’è la possibilità di affrontare un periodo difficile con più margine. Dietro il tempo dedicato a formare un collaboratore c’è una competenza che continuerà a essere utile anche quando il titolare non sarà presente.

Per un imprenditore, chiedersi che cosa resterà del proprio lavoro significa quindi guardare anche a come vengono condivise le conoscenze, a quanto sono chiare le responsabilità e a quante persone sono messe nelle condizioni di crescere.

Se ogni risposta si trova soltanto nella testa di chi guida l’azienda, il futuro dell’attività continua a dipendere dalla sua presenza, quando invece esperienza e metodo diventano patrimonio del gruppo, si creano le condizioni perché altri possano portare avanti quel lavoro e migliorarlo.


Tutto questo non richiede di rinunciare al presente.

Si può desiderare di costruire qualcosa che duri e, nello stesso tempo, usare il denaro per vivere bene oggi. Una vacanza insieme, un’esperienza condivisa, il tempo liberato per stare con le persone care hanno un valore che non compare nel saldo di un conto. Accumulare rimandando continuamente la vita rischia di farci perdere di vista il motivo per cui avevamo cominciato.

La questione è trovare un equilibrio coerente con ciò che conta per noi, sapendo che quell’equilibrio potrà cambiare negli anni.

E questa responsabilità non riguarda soltanto chi ha figli o un grande patrimonio. Può prendere forma in una persona a cui insegniamo un mestiere, in un progetto che aiutiamo a partire, in un’opportunità di studio che rendiamo accessibile. Anche risorse contenute possono avere un significato duraturo quando rispondono a un bisogno concreto.


Forse, allora, un buon punto di partenza è osservare ciò che oggi gestiamo personalmente e chiederci quanto ne comprendano le persone che un domani potrebbero occuparsene.

Conoscono le ragioni delle nostre scelte? Hanno spazio per fare domande? Stanno imparando a decidere, oppure ricevono soltanto le nostre decisioni già prese?

Non serve risolvere tutto in una volta. Si può cominciare da una conversazione rimandata, da una responsabilità condivisa, da una spiegazione che abbiamo sempre dato per scontata.

Perché preparare il futuro di qualcuno significa anche aiutarlo ad affrontare il momento in cui dovrà scegliere senza di noi. E quel lavoro può iniziare molto prima di un’eredità, magari proprio da una domanda fatta a tavola.



Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


L’educazione finanziaria comincia dai piccoli gesti quotidiani: parlare di denaro con i figli significa aiutarli a costruire l’autonomia con cui sceglieranno domani.
L’educazione finanziaria comincia dai piccoli gesti quotidiani: parlare di denaro con i figli significa aiutarli a costruire l’autonomia con cui sceglieranno domani.

Disclaimer – Investitore Pro Srl

Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative. I dati e le opinioni riportate si basano su fonti che riteniamo affidabili, ma potrebbero cambiare nel tempo. Se decidi di investire in strumenti finanziari citati o correlati, lo fai sotto la tua piena responsabilità e ti consigliamo sempre di confrontarti con professionisti abilitati.

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