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Esiste davvero il “rally del 4 luglio”?

Ogni anno, quando si avvicina il 4 luglio, sui mercati americani torna a circolare la stessa espressione: “rally dell’Independence Day”.

A sentirla così, sembrerebbe quasi che Wall Street aspetti la festa nazionale americana per iniziare a salire. Come se il calendario avesse il potere di influenzare automaticamente le decisioni di milioni di investitori.

Ma osservando con attenzione i dati storici emerge qualcosa di più curioso: l’eventuale movimento positivo non tende a verificarsi dopo il 4 luglio, bensì nei giorni che precedono la festività.

Ed è proprio questo dettaglio a rendere interessante il fenomeno.


L’analisi dei dati del Dow Jones dal 1929 mostra che la seduta immediatamente precedente al 4 luglio è stata positiva in circa il 70% dei casi. Si tratta della giornata con la statistica più favorevole all’interno del periodo considerato, con un rendimento medio storico vicino allo 0,36%.

Allargando leggermente lo sguardo, il comportamento rimane simile. Le due sedute precedenti alla festa hanno registrato mediamente un rialzo dello 0,49%, mentre considerando le tre sedute precedenti la media sale allo 0,61%.

In altre parole, quando si parla di rally del 4 luglio, sarebbe più corretto parlare di un piccolo slancio che tende a manifestarsi prima della festa.

Dopo l’Independence Day, infatti, il vantaggio statistico diminuisce in modo evidente. La prima seduta successiva può ancora risultare positiva, ma la tendenza diventa molto meno forte e il mercato tende gradualmente a tornare al proprio comportamento normale. Naturalmente, sapere che qualcosa è accaduto spesso nel passato non significa sapere con certezza che accadrà anche quest’anno.

Ed è qui che le statistiche di mercato diventano tanto utili quanto pericolose.


Una percentuale del 70% può sembrare molto alta, ma significa anche che in circa tre casi su dieci il mercato non si è comportato come previsto. Inoltre, dietro ogni giornata di Borsa ci sono condizioni economiche, aspettative, notizie e livelli di volatilità differenti.

Il calendario può offrire un’indicazione. Non può sostituire l’analisi del contesto.

Rimane però una domanda interessante: perché il mercato dovrebbe comportarsi meglio proprio nei giorni precedenti al 4 luglio?

Non esiste una spiegazione unica, ma possiamo immaginare alcuni elementi che, combinandosi tra loro, possono contribuire a creare questo effetto.

Nei giorni che precedono una festività importante i volumi di scambio possono diminuire, perché molti operatori iniziano a ridurre la propria attività. Con meno partecipanti sul mercato possono esserci anche meno operazioni aggressive e una maggiore disponibilità a mantenere le posizioni aperte.

A questo si può aggiungere un clima psicologico generalmente più ottimista. Le festività modificano le abitudini delle persone e, almeno temporaneamente, possono influenzare anche il modo in cui viene percepito il rischio.


C’è poi un altro elemento da considerare: il 4 luglio cade all’inizio di un mese storicamente favorevole per il Dow Jones. Secondo i dati analizzati, la prima metà di luglio ha prodotto mediamente un rendimento dell’1,35%, mentre la seconda metà si è fermata intorno allo 0,24%. Questo suggerisce che il movimento precedente all’Independence Day potrebbe non dipendere soltanto dalla festività, ma anche dal fatto che si trova all’interno di una fase stagionale generalmente positiva.

Il punto, però, non è trovare una formula magica per prevedere il mercato.

Il vero valore di queste informazioni è un altro: ci aiutano a capire che sui mercati esistono comportamenti ricorrenti, ma che nessuno di essi è abbastanza forte da diventare una certezza.

Quando osserviamo un fenomeno statistico, la tentazione è trasformarlo immediatamente in una strategia. Se il mercato è salito nel 70% dei casi, potremmo pensare che basti comprare qualche giorno prima della festa e vendere subito dopo.

Ma è proprio qui che nasce l’errore.


Una statistica descrive ciò che è accaduto in un insieme molto ampio di situazioni. Non ci dice cosa accadrà nella singola occasione che stiamo vivendo. Non tiene automaticamente conto dell’inflazione, delle decisioni della Federal Reserve, delle tensioni geopolitiche, delle valutazioni dei mercati o di eventuali notizie impreviste.

Anche all’interno di una tendenza storicamente favorevole possono esserci anni negativi.

Per questo la stagionalità dovrebbe essere utilizzata come un elemento di contesto, non come il centro di una decisione di investimento. Può aiutarci a interpretare meglio alcuni movimenti, ma deve sempre essere accompagnata dall’analisi economica, dalla valutazione della volatilità e, soprattutto, da una corretta gestione del rischio.

C’è poi un aspetto ancora più importante.


Osservando i dati per periodi storici, il piccolo rally precedente al 4 luglio sembra essere comparso in epoche molto diverse, dal periodo compreso tra il 1929 e il 1949 fino agli anni più recenti. Questo potrebbe far pensare a un comportamento particolarmente solido. Tuttavia, negli ultimi anni il numero di osservazioni disponibili è inevitabilmente più limitato. Un fenomeno può continuare a presentarsi senza che questo lo trasformi in una legge permanente. Il mercato cambia. Cambiano gli strumenti utilizzati, la velocità degli scambi, il peso degli algoritmi, il comportamento degli investitori e la quantità di informazioni disponibili. Le persone, però, continuano ad avere emozioni, aspettative e abitudini. Probabilmente è proprio questo il motivo per cui alcune stagionalità resistono nel tempo: non perché la Borsa segua il calendario, ma perché sono le persone che operano sui mercati a seguirlo.

Il rally del 4 luglio, quindi, esiste davvero?


I dati mostrano una tendenza positiva nelle ultime sedute precedenti alla festività americana. Ma definirla una regola sarebbe sbagliato. È una curiosità statistica interessante, utile per comprendere meglio il comportamento del mercato, ma insufficiente per prendere una decisione da sola.

La riflessione più importante da portarsi a casa è proprio questa: conoscere il passato può aiutarci a leggere meglio il presente, ma non ci permette di eliminarne l’incertezza.

In Borsa non vince chi trova una data fortunata sul calendario. Nel lungo periodo fa la differenza chi riesce a inserire ogni informazione all’interno di una strategia più ampia, coerente con i propri obiettivi e capace di sopravvivere anche quando le statistiche smettono temporaneamente di funzionare.

Perché il calendario può suggerire un comportamento.

Ma il rischio va gestito ogni giorno dell’anno.



Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


Il mercato tende a mostrare maggiore forza nei giorni che precedono il 4 luglio, ma la stagionalità resta un’indicazione statistica, non una certezza.
Il mercato tende a mostrare maggiore forza nei giorni che precedono il 4 luglio, ma la stagionalità resta un’indicazione statistica, non una certezza.

Disclaimer – Investitore Pro Srl

Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative. I dati e le opinioni riportate si basano su fonti che riteniamo affidabili, ma potrebbero cambiare nel tempo. Se decidi di investire in strumenti finanziari citati o correlati, lo fai sotto la tua piena responsabilità e ti consigliamo sempre di confrontarti con professionisti abilitati.

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