Donne e denaro: l’indipendenza si impara
C’è una frase che ogni tanto sento pronunciare con una naturalezza che mi fa riflettere.
«Di queste cose se ne occupa mio marito.»
A volte si parla degli investimenti, altre volte della banca, delle assicurazioni, del mutuo o semplicemente della gestione delle entrate e delle spese familiari.
Non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato nel dividersi i compiti. In una coppia è normale che ognuno si occupi maggiormente di ciò che conosce meglio o per cui ha più interesse. Il problema nasce quando delegare significa non sapere.
Quando non sappiamo quali prodotti finanziari possediamo, quanto spendiamo realmente ogni mese, quali coperture assicurative abbiamo, dove sono investiti i nostri risparmi o quali condizioni abbiamo accettato con una banca.
Perché in quel momento non stiamo semplicemente delegando una gestione, stiamo delegando una parte della nostra autonomia, ed è proprio da questa considerazione che nasce un tema che secondo me merita molta più attenzione: l’indipendenza economica non coincide soltanto con il fatto di avere un proprio reddito.
Possiamo lavorare, guadagnare bene e avere dei risparmi, ma essere comunque completamente dipendenti da qualcun altro quando dobbiamo prendere una decisione finanziaria. Al contrario, possiamo partire da conoscenze molto semplici e cominciare gradualmente a costruire una maggiore autonomia.
La differenza la fa la consapevolezza.
Pensiamo, per esempio, al bilancio familiare: molte persone conoscono perfettamente quanto guadagnano, ma molto meno quanto spendono davvero. Non perché siano irresponsabili, ma semplicemente perché le uscite quotidiane sono frammentate: mutuo o affitto, utenze, assicurazioni, spesa, figli, auto, abbonamenti, finanziamenti, piccoli acquisti. Presi singolarmente sembrano gestibili, messi insieme raccontano invece la situazione economica reale di una famiglia.
Imparare a osservare entrate, uscite e risparmio non significa trasformare la propria vita in un foglio Excel. Significa capire dove sta andando il proprio denaro e poter decidere consapevolmente se quella direzione ci rappresenta davvero.
Lo stesso vale per gli investimenti.
Una delle convinzioni più diffuse è che investire sia una materia riservata agli esperti o a chi possiede grandi patrimoni. In realtà, prima ancora di parlare di quale strumento scegliere, sarebbe molto più utile comprendere cosa abbiamo davanti.
Che differenza c’è tra rischio e rendimento? Quali costi stiamo sostenendo? Perché possediamo un determinato prodotto? Qual è il suo ruolo all’interno del nostro patrimonio?
Sono domande apparentemente semplici, ma cambiano completamente il rapporto che abbiamo con il denaro. Perché quando comprendiamo qualcosa, diventiamo anche più capaci di fare domande. E fare le domande giuste è una delle forme più importanti di autonomia.
Vale anche quando entriamo in banca o quando leggiamo un contratto assicurativo.
Non dobbiamo necessariamente diventare bancari, assicuratori o professionisti della finanza, dobbiamo però riuscire a capire abbastanza da non limitarci a dire: «Mi hanno detto che va bene».
C’è una differenza enorme tra affidarsi a un professionista dopo aver compreso ciò che ci sta proponendo e affidarsi perché non abbiamo gli strumenti per valutarlo.
Nel primo caso stiamo scegliendo, nel secondo caso stiamo semplicemente sperando.
Ed è probabilmente qui che il concetto di educazione finanziaria assume il suo significato più concreto.
Non serve a trasformare tutte le persone in investitori professionisti.
Serve a renderle maggiormente consapevoli delle decisioni che riguardano la propria vita. È anche il motivo per cui abbiamo deciso di dedicare un progetto specifico alle donne attraverso Investitore Pro for Woman.
Il percorso parte dal Liberty Box Seminar, tre giornate dedicate all’educazione finanziaria a 360 gradi, nelle quali affrontiamo temi come bilancio familiare, investimenti, banche, assicurazioni e gestione consapevole delle proprie scelte economiche.
Non con l’obiettivo di dire alle persone cosa devono fare con il proprio denaro, ma di fornire conoscenze e strumenti per permettere loro di comprenderlo meglio.
Il percorso può essere seguito in presenza oppure su Zoom e, attraverso il progetto Investitore Pro for Woman, abbiamo previsto 20 biglietti finanziati da Investitore Pro, con un contributo di 49 euro destinato al kit e al materiale didattico.
Ma al di là del corso, dei numeri e degli strumenti, il punto che mi interessa davvero è un altro: l’indipendenza finanziaria non comincia quando abbiamo abbastanza denaro da non avere più bisogno di lavorare.
Comincia molto prima.
Comincia quando sappiamo cosa possediamo.
Quando conosciamo le nostre entrate e le nostre uscite.
Quando leggiamo ciò che firmiamo.
Quando comprendiamo almeno le basi degli strumenti nei quali vengono messi i nostri risparmi.
Quando siamo in grado di confrontarci con una banca, un assicuratore o un consulente senza sentirci completamente esclusi dalla conversazione.
E soprattutto quando possiamo ascoltare un consiglio senza essere costretti ad accettarlo soltanto perché non abbiamo gli strumenti per farci un’opinione.
Perché possiamo continuare a delegare alcune decisioni.
Possiamo confrontarci con il nostro partner.
Possiamo chiedere aiuto a un professionista.
Possiamo scegliere di non occuparci personalmente di ogni dettaglio.
Ma c’è una differenza fondamentale tra delegare per scelta e delegare perché non sappiamo.
Ed è probabilmente questa una delle forme più concrete di libertà che l’educazione finanziaria può offrirci: non sapere tutto, ma sapere abbastanza per poter scegliere.
Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente. Richiedi informazioni su Investitore Pro

Disclaimer – Investitore Pro Srl
Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative.
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