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Il problema non è il mercato. È l’imprenditore che non sa più perché esiste.

Negli ultimi anni sentiamo ripetere sempre la stessa frase: “Il mercato è difficile.”

È vero. Ma non è tutta la verità.


Perché se il problema fosse solo il mercato, allora dovrebbero soffrire tutti allo stesso modo. E invece non è così. Alcune aziende resistono, si adattano, trovano nuove strade. Altre, pur avendo numeri simili, si bloccano, si spengono, si svuotano.

La differenza non sta fuori. Sta dentro.


Sempre più spesso la crisi che colpisce le imprese non è economica, ma di senso. Non riguarda i margini, ma il motivo per cui si fa ciò che si fa. Non nasce dai conti, ma dall’assenza di una direzione chiara.

Molti imprenditori oggi non sanno più rispondere a una domanda semplice: perché la mia azienda esiste?


All’inizio la risposta era chiara.

 C’era entusiasmo, bisogno, voglia di costruire qualcosa di proprio. Poi, con il tempo, sono arrivate le scadenze, i problemi, le responsabilità. L’azienda ha iniziato a chiedere sempre di più, ma a restituire sempre meno significato.

E quando perdi il senso, ogni difficoltà pesa il doppio.

Senza una visione, l’impresa diventa reattiva. Non sceglie più, risponde. Non guida, rincorre.

Ogni decisione viene presa per urgenza, non per coerenza. E questo logora lentamente chi la guida.


È qui che nasce la stanchezza profonda di molti imprenditori. Non è fatica fisica. È una fatica esistenziale. Quella sensazione di lavorare tanto senza sapere più per cosa.

Il paradosso è che oggi, grazie alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, sarebbe tutto più facile. Gli strumenti non mancano. Le possibilità nemmeno.


E proprio per questo emerge ancora di più il vuoto quando manca il senso.

Perché gli strumenti accelerano. Ma non danno direzione.

Un’azienda senza un “perché” chiaro può anche continuare a funzionare per un po’. Ma diventa fragile. Basta un cambiamento di mercato, una crisi, un errore, e tutto vacilla. Perché non c’è un centro che tiene.


Quando invece l’imprenditore sa perché esiste, l’azienda cambia comportamento. Non perché spariscono i problemi, ma perché c’è un criterio interno che guida le scelte. Sai cosa difendere. Sai cosa lasciare andare. Sai cosa non sei disposto a sacrificare.

E questo fa tutta la differenza.


Il mercato non è diventato cattivo. È diventato più selettivo.

E seleziona prima di tutto chi ha una direzione chiara da chi sta solo cercando di sopravvivere. Oggi non basta saper fare impresa. Serve sapere perché la stai facendo.

Perché senza senso, anche l’azienda migliore prima o poi si svuota. Con il senso giusto, invece, anche i momenti difficili diventano attraversabili.



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Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


Uomo in giacca elegante su una terrazza al tramonto guarda il proprio riflesso in uno specchio a figura intera con skyline urbano sullo sfondo.

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