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L’oro e quella strana abitudine di salire sempre quando il denaro perde valore

Se si guarda la storia dell’oro con attenzione, c’è una cosa che colpisce subito. Non i grafici. Non le percentuali.

Gli anni.

Messi in fila, raccontano una storia che va oltre il prezzo dell’oro. Raccontano il rapporto tra fiducia, denaro e sistema.



Un secolo di date che parlano da sole

  • 1925 → circa 20 dollari l’oncia

  • 1944 → 35 dollari (Bretton Woods)

  • 1971 → 42 dollari (fine della convertibilità)

  • 1973 → 100 dollari (shock petrolifero)

  • 1980 → 640 dollari (inflazione fuori controllo)

  • 2011 → 1.700 dollari (crisi del debito europeo)

  • 2020 → 1.900 dollari (pandemia)

  • Oggi → circa 5.000 dollari l’oncia

Ogni salto coincide con lo stesso tipo di momento. Ma non è solo “paura”.

È svalutazione.



Non sale solo perché il mondo è instabile

L’oro non sale solo perché il mondo è in crisi. Sale soprattutto perché, in quei momenti, il denaro perde potere.

Quando:

  • le banche centrali stampano

  • il debito cresce più dell’economia

  • le valute vengono usate come strumento politico

  • la fiducia nel sistema monetario si incrina

il denaro smette di essere un’unità stabile. Diventa una promessa.

E quando la promessa inizia a scricchiolare, l’oro diventa il metro di confronto.



Perché i picchi arrivano sempre nei momenti peggiori

La parte più interessante è questa.

L’oro non sale in modo lineare. Ha picchi.

E quei picchi arrivano quasi sempre quando:

  • il sistema monetario viene messo in discussione

  • la fiducia crolla

  • le persone smettono di credere che “tutto tornerà come prima”

In quei momenti, non si cerca rendimento. Si cerca protezione dal denaro che si svaluta.

L’oro non corre perché è migliore. Corre perché il resto vale meno.



Un termometro doppio: fiducia e moneta

L’oro è un termometro strano. Misura due cose insieme:

  • la fiducia nel sistema

  • la qualità del denaro

Quando entrambe scendono, l’oro accelera.

Non perché sia cambiato. Ma perché è cambiato tutto il resto.



La curiosità finale

Nel 1925, con 1.000 dollari, si potevano comprare circa 50 once d’oro.

Oggi, con l’oro a 5.000 dollari l’oncia, quelle stesse 50 once valgono 250.000 dollari.

Ma la vera curiosità non è il numero finale.

È che quel valore non nasce da una crescita dell’oro, bensì dalla perdita di valore del denaro nel tempo.



Una riflessione semplice

La storia non dice che l’oro “fa guadagnare”. Dice qualcosa di più scomodo:

quando il sistema regge, l’oro dorme. Quando il sistema si incrina, il denaro si svaluta e l’oro diventa improvvisamente visibile.

Non perché prometta qualcosa. Ma perché non promette nulla.

Ed è forse per questo che, ogni volta che il mondo cambia pelle, l’oro torna sempre nello stesso punto della storia.



Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


Banconota da un dollaro che si trasforma in lingotti e monete d’oro, simbolo della conversione del valore da carta a metallo prezioso.


Disclaimer – Investitore Pro Srl

Questo articolo è stato scritto con finalità esclusivamente didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento.

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