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Educazione finanziaria in famiglia: forse il futuro dei figli comincia da una paghetta

Ci sono momenti molto semplici, nella vita di una famiglia, che sembrano non avere nulla a che fare con l’educazione finanziaria e che invece, se osservati con attenzione, raccontano molto del rapporto che i figli stanno iniziando a costruire con il denaro. Può succedere quando un bambino chiede un gioco, un paio di scarpe, qualche euro per uscire oppure qualcosa visto online, e il genitore deve decidere se comprarlo, rimandare l’acquisto o spiegare perché in quel momento non è necessario.

Sono situazioni normali, ma proprio attraverso episodi come questi i ragazzi iniziano a capire che il denaro non è una risorsa infinita e che dietro ogni acquisto esiste una scelta. Molto prima di conoscere parole come investimento, interesse, inflazione o rendimento, osservano come noi adulti parliamo dei soldi, come li spendiamo, quanto ci preoccupano, quanto li programmiamo e perfino quanto tendiamo a evitare l’argomento.

Per questo colpisce il fatto che 7 italiani su 10 dichiarano di essere disponibili a investire per costruire il futuro economico dei propri figli. È un dato positivo, perché dimostra quanto sia forte nei genitori il desiderio di proteggerli e di prepararli a un futuro che viene percepito come economicamente più incerto.

Ma forse, prima ancora di chiederci quanto siamo disposti a investire per loro, dovremmo porci un’altra domanda: quanto siamo disposti a investire nella loro capacità di gestire il denaro?


Mettere da parte qualcosa per un figlio può certamente essere importante, così come costruire nel tempo un patrimonio che possa aiutarlo negli studi, nell’acquisto di una casa o nei suoi primi progetti di vita. Tuttavia, prima o poi quel denaro passerà nelle sue mani e, in quel momento, non conterà soltanto quanto saremo riusciti ad accumulare, ma soprattutto ciò che avrà imparato nel frattempo.

Secondo un'indagine di mercato, la maggior parte delle persone considera la paghetta uno strumento efficace per insegnare ai figli il valore del denaro e del risparmio. Spesso la immaginiamo semplicemente come qualche euro dato ogni settimana, ma se utilizzata bene può diventare una piccola palestra finanziaria, perché costringe il ragazzo a prendere decisioni, anche molto semplici, sulle proprie risorse.

Un bambino che riceve dieci euro può spenderli tutti subito, conservarne una parte oppure desiderare qualcosa che costa più di quanto possiede e scoprire che dovrà aspettare. Può anche fare un acquisto impulsivo e rendersi conto, qualche giorno dopo, che avrebbe preferito utilizzare quei soldi in modo diverso. A un adulto sembrano esperienze insignificanti, ma per un bambino possono rappresentare le prime vere lezioni sulla gestione del denaro, spesso molto più efficaci di una spiegazione teorica.

Il 27% degli italiani ritiene utile affidare ai figli piccole somme da gestire autonomamente e un altro 27% li coinvolge nelle spese quotidiane per educarli alla gestione del denaro. Anche questo è interessante, perché dimostra come l’educazione finanziaria possa entrare nella quotidianità senza bisogno di trasformarsi in una lezione formale.


Fare la spesa insieme, ad esempio, può diventare un’occasione per spiegare perché scegliamo un prodotto anziché un altro, perché confrontiamo i prezzi, perché alcune spese possono essere rimandate e perché avere cento euro disponibili non significa necessariamente doverli spendere. Attraverso questi piccoli ragionamenti il denaro smette di essere qualcosa che semplicemente appare quando serve e comincia a essere percepito per ciò che è realmente: una risorsa limitata sulla quale siamo chiamati a fare delle scelte.

Perfino il vecchio salvadanaio conserva ancora un significato, tanto che il 23% degli intervistati lo considera uno strumento valido per imparare a risparmiare. In un mondo nel quale il denaro sta diventando sempre più invisibile, forse questa abitudine è meno antiquata di quanto sembri.

Quando paghiamo con una carta o con uno smartphone non vediamo fisicamente uscire il denaro dalle nostre tasche e, se questo è ormai naturale per un adulto, per un bambino può rendere più difficile capire che dietro quel gesto esiste una disponibilità economica che diminuisce. Mettere una moneta in un salvadanaio, invece, rende visibile un concetto altrimenti astratto e permette di comprendere che una piccola rinuncia fatta oggi può trasformarsi, con il tempo, nella possibilità di acquistare qualcosa domani.

Dentro un gesto apparentemente banale esistono già alcuni dei principi fondamentali della gestione finanziaria: avere un obiettivo, aspettare, rinunciare a qualcosa nell’immediato e costruire gradualmente una possibilità futura.


C’è poi un altro dato che racconta bene una preoccupazione molto diffusa tra gli adulti: il 39% ritiene che ragazzi e ragazze non siano ancora pronti ad amministrare il denaro in autonomia, mentre il 18% teme comportamenti impropri dei giovani nella gestione delle proprie risorse.

È una preoccupazione comprensibile, ma il punto è che difficilmente una persona diventa capace di gestire il denaro improvvisamente, il giorno in cui raggiunge la maggiore età. Non esiste un momento preciso nel quale un ragazzo passa automaticamente dall’essere inesperto al diventare finanziariamente consapevole, perché la capacità di amministrare il denaro si costruisce gradualmente, attraverso piccole responsabilità, piccoli errori e piccole decisioni.

Forse dobbiamo accettare anche un aspetto che, come genitori, non è sempre facile: per imparare bisogna avere la possibilità di sbagliare. Spendere male dieci euro a dodici anni e capire perché è successo può essere una lezione molto meno costosa che scoprire lo stesso meccanismo a venticinque anni, quando magari le somme in gioco sono molto più importanti.

La piccola autonomia finanziaria, quindi, non serve soltanto a capire se un ragazzo è già responsabile, ma serve proprio a costruire quella responsabilità nel tempo.


C’è infine una questione culturale che probabilmente pesa ancora molto sul rapporto tra famiglie e denaro. Il 14% considera il parlare di soldi e di pianificazione economica in famiglia una sorta di tabù, e questo significa che in molte case si affrontano facilmente argomenti come la scuola, lo sport, l’università o il futuro professionale, mentre si parla molto meno apertamente di come funziona il denaro.

Naturalmente questo non significa che un bambino debba conoscere ogni dettaglio economico della famiglia o essere coinvolto in problemi e preoccupazioni che non gli competono. Tuttavia esiste una grande differenza tra proteggerlo dalle difficoltà degli adulti e crescerlo facendo finta che il denaro non esista.

I ragazzi, infatti, imparano comunque qualcosa sul denaro. Se non lo imparano attraverso il dialogo con i genitori, lo apprenderanno osservando gli amici, seguendo i social network, ascoltando la pubblicità oppure attraverso i propri errori, e non è detto che queste siano sempre le fonti migliori da cui costruire le proprie convinzioni.

Nell'intervista emerge anche una forte attenzione verso il futuro: il 35% investirebbe per aiutare i figli ad affrontare uno scenario economico considerato sempre più incerto e il 32% sceglierebbe una polizza vita o di risparmio come strumento per cercare di mettere al sicuro il loro futuro economico.

Sono scelte che appartengono alla pianificazione di ogni singola famiglia e che devono essere valutate sulla base delle proprie esigenze, ma dietro questi numeri si percepisce chiaramente un elemento comune: il desiderio dei genitori di proteggere i propri figli.

Forse, però, possiamo provare ad ampliare il significato della parola protezione, perché proteggere un figlio non significa soltanto costruire un patrimonio per lui, ma anche insegnargli cosa farne quando arriverà il momento di gestirlo in autonomia.

Significa aiutarlo a comprendere che il denaro richiede tempo per essere guadagnato, che ogni scelta comporta una rinuncia, che risparmiare non significa privarsi continuamente di qualcosa e che investire non significa cercare scorciatoie per diventare ricchi. Significa, soprattutto, insegnargli a scegliere.


Alla fine possiamo lasciare ai nostri figli un conto pieno, una casa, degli investimenti o semplicemente un piccolo capitale costruito negli anni, e tutte queste risorse potranno sicuramente aiutarli. Ma probabilmente esiste un’eredità ancora più importante: la capacità di prendere decisioni consapevoli quando noi non saremo più accanto a loro per prenderle al loro posto.

Quella capacità non si costruisce il giorno in cui consegniamo loro dei soldi, ma molto prima, attraverso una paghetta, una spesa fatta insieme al supermercato, una scelta rimandata o una conversazione semplice sul valore delle cose.

Forse l’educazione finanziaria in famiglia comincia proprio così, non con una lezione sui mercati o sugli investimenti, ma con una domanda molto più semplice: “Secondo te, questi soldi come potremmo usarli?”

Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


Una famiglia alle prese con le prime scelte di risparmio: l’educazione finanziaria può iniziare da piccoli gesti quotidiani, insegnando ai figli il valore del denaro, degli obiettivi e della pianificazione.
Una famiglia alle prese con le prime scelte di risparmio: l’educazione finanziaria può iniziare da piccoli gesti quotidiani, insegnando ai figli il valore del denaro, degli obiettivi e della pianificazione.

Disclaimer – Investitore Pro Srl

Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative.

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