Quando spendiamo per non sentire
- Giovanni Viola
- 17 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min
Ti è mai capitato di comprare qualcosa e, poche ore dopo, chiederti perché lo avevi fatto?
Non parlo necessariamente di una grande spesa. Può essere un paio di scarpe, una cena più costosa del solito, un nuovo oggetto per la casa o semplicemente qualcosa che, fino a quel momento, non avevi mai pensato di desiderare davvero.
Poi arriva quella sensazione strana. L'entusiasmo dell'acquisto passa velocemente e rimane una domanda: ne avevo davvero bisogno?
Quando parliamo di gestione del denaro siamo abituati a concentrarci sui numeri. Quanto guadagniamo, quanto risparmiamo, quanto spendiamo e quanto riusciamo a mettere da parte ogni mese.
Sono tutte informazioni importanti.
Ma c'è una parte della nostra relazione con il denaro che nei numeri si vede molto meno, ed è il motivo per cui decidiamo di spenderlo.
Perché due persone possono comprare esattamente la stessa cosa e, in realtà, fare due acquisti completamente diversi.
Una può decidere di partire per un viaggio perché desidera davvero conoscere un posto nuovo, vivere un'esperienza e passare del tempo con le persone che ama. Un'altra può prenotare quello stesso viaggio perché attraversa un momento difficile e sente il bisogno di scappare per qualche giorno da ciò che sta vivendo.
La spesa è la stessa, il motivo è completamente diverso.
Ed è proprio qui che il denaro smette di essere soltanto uno strumento economico e comincia a raccontare qualcosa di noi.
A volte spendiamo perché abbiamo bisogno di qualcosa. Altre volte perché quella cosa ci piace davvero e possiamo permettercela. Non c'è nulla di sbagliato nel concedersi un piacere, il problema nasce quando iniziamo a utilizzare gli acquisti per cambiare temporaneamente il nostro stato d'animo.
Una giornata pesante, una discussione, un periodo di stress, la sensazione di non essere abbastanza, la noia, la solitudine. Entriamo in un negozio, apriamo un sito online, compriamo qualcosa e per qualche minuto ci sentiamo meglio. È un meccanismo molto umano: il nuovo acquisto porta una piccola novità, distrae la mente e ci dà la sensazione di aver fatto qualcosa per noi stessi. Poi, però, quell'effetto finisce e se il motivo della spesa non era davvero l'oggetto che abbiamo comprato, ciò che sentivamo prima è ancora lì.
A volte si aggiunge perfino qualcosa in più: il senso di colpa per aver speso denaro che avremmo preferito utilizzare diversamente. È così che può nascere un circolo molto sottile: sto male, compro qualcosa per stare meglio, il sollievo dura poco, mi accorgo di aver speso più del previsto e questo mi crea altro disagio. A quel punto cerco una nuova distrazione e ricomincio.
Non è una questione di essere bravi o cattivi risparmiatori è una questione di consapevolezza.
Perché spesso pensiamo che imparare a gestire il denaro significhi semplicemente imparare a spendere meno. In realtà credo che una buona educazione finanziaria debba insegnarci soprattutto a spendere meglio.
E spendere meglio non significa scegliere sempre la cosa più economica.
Una cena con le persone che amiamo può essere una spesa bellissima. Un viaggio può arricchirci molto più di tanti oggetti. Un corso, un libro o un'esperienza possono lasciarci qualcosa per anni.
Il punto non è eliminare le spese, il punto è capire da dove nascono.
È un concetto che ritroviamo anche nei Quadranti Liberty: imparare a osservare il nostro denaro significa riconoscere ciò che nasce da un bisogno reale, ciò che viene dall'automatismo o dalla paura e ciò che, invece, ci nutre davvero.
Questa distinzione sembra semplice, ma cambia molto.
Perché quando iniziamo a osservare il motivo delle nostre scelte, alcune spese smettono improvvisamente di sembrarci così importanti, mentre altre acquistano molto più valore.
Forse scopriamo che non ci interessa realmente cambiare telefono ogni anno, ma che desideriamo avere più tempo libero, oppure che non abbiamo bisogno dell'ennesimo acquisto fatto d'impulso, ma di concederci una serata tranquilla, o ancora che stiamo cercando attraverso gli oggetti una sensazione di gratificazione che, in realtà, dovrebbe arrivare da un'altra parte della nostra vita.
Il denaro in questi casi diventa quasi uno specchio.
Non perché ogni acquisto debba essere analizzato o trasformato in un problema psicologico, sarebbe altrettanto sbagliato.
Possiamo comprare qualcosa semplicemente perché ci piace.
Possiamo concederci un lusso.
Possiamo spendere senza dover giustificare ogni euro.
La differenza sta nella libertà della scelta.
C'è una grande differenza tra dire "lo voglio, posso permettermelo e scelgo di comprarlo" e accorgersi, magari dopo, che stavamo cercando soltanto di non pensare a qualcosa.
Per questo c'è una domanda molto semplice che possiamo farci prima di una spesa non necessaria:
Lo desidero davvero oppure sto cercando di cambiare come mi sento in questo momento?
Non serve rispondere sempre nello stesso modo.
A volte compreremo comunque quella cosa, e andrà benissimo.
Ma quella piccola pausa tra l'impulso e la decisione ci permette di riprendere il controllo.
Ed è forse questa una delle forme più interessanti di libertà finanziaria.
Non soltanto avere abbastanza denaro per comprare ciò che vogliamo, ma riuscire a capire quando siamo davvero noi a scegliere.
Perché l'obiettivo non dovrebbe essere vivere trattenendosi continuamente, dovrebbe essere utilizzare il denaro per costruire una vita che ci piace, invece di usarlo per riempire momentaneamente ciò che in quella vita ci manca.
Quando impariamo questa differenza, spesso accade qualcosa di curioso: non necessariamente smettiamo di spendere.
Smettiamo semplicemente di comprare alcune cose che non ci servivano davvero e iniziamo a dare più valore a quelle che contano.
Ed è lì che il denaro torna a fare il lavoro per cui dovrebbe essere utilizzato.
Non coprire ciò che sentiamo, ma aiutarci a scegliere più consapevolmente come vogliamo vivere.
Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.

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