Il conto invisibile dell’invidia: quando spendiamo per vivere la vita degli altri
- Giovanni Viola
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min
Ti è mai capitato di essere perfettamente soddisfatto di qualcosa fino al momento in cui hai visto quella di qualcun altro?
La tua macchina andava benissimo, la casa ti piaceva, il lavoro procedeva, magari avevi persino la sensazione di essere in un buon momento della tua vita. Poi incontri una persona che ha appena comprato un'auto più bella, scopri che un conoscente si è trasferito in una casa più grande oppure apri i social e vedi qualcuno apparentemente della tua stessa età che viaggia, cresce professionalmente, compra, investe e sembra avere sempre qualcosa in più.
All'improvviso ciò che fino a cinque minuti prima era sufficiente comincia a sembrarti un po' meno sufficiente.
È un meccanismo curioso perché, materialmente, nella tua vita non è cambiato nulla. La macchina è la stessa, la casa è la stessa, il tuo conto corrente contiene esattamente la stessa cifra e i tuoi obiettivi non sono improvvisamente diventati diversi.
È cambiato soltanto il termine di paragone.
Ed è proprio qui che può nascere una delle spese più difficili da riconoscere: quella provocata dal confronto.
Non compare nell'estratto conto con la voce "invidia". Nessuna banca ti invierà una notifica dicendoti che questo mese hai speso troppo per cercare di assomigliare agli altri. Eppure può avere un impatto enorme sulle nostre decisioni economiche.
Pensiamo alla macchina.
Una persona può guidare per anni la propria automobile senza avere particolari problemi. Poi un collega arriva con un modello nuovo e qualcosa cambia. Non necessariamente nasce il pensiero esplicito: "Voglio essere migliore di lui". È molto più sottile.
Cominci a vedere i difetti della tua.
Forse è diventata vecchia. Forse sarebbe il momento di cambiarla. Forse, considerando quanto lavori, te ne meriteresti una più bella.
Tutti ragionamenti che possono anche essere perfettamente legittimi. Il punto interessante, però, è capire se sarebbero nati comunque oppure se hanno iniziato a esistere soltanto dopo aver visto la macchina dell'altro.
La stessa cosa succede con le case, i viaggi, l'abbigliamento, gli orologi e perfino con gli investimenti.
Qualcuno racconta di aver ottenuto un determinato risultato e improvvisamente il nostro risultato sembra piccolo. Un conoscente aumenta il proprio fatturato e cominciamo a chiederci se anche noi dovremmo crescere più velocemente. Vediamo una persona partire per un viaggio spettacolare e quello che avevamo programmato per le nostre vacanze comincia a sembrarci meno interessante.
Il confronto, quando non ce ne accorgiamo, riesce a modificare il valore che attribuiamo alle cose senza modificare le cose stesse.
Ed è qui che il denaro può iniziare a seguire una direzione che non è più veramente la nostra.
Il problema non è desiderare una macchina più bella, una casa più grande o un'attività più redditizia. Sarebbe assurdo sostenere che dobbiamo smettere di desiderare o di ambire a qualcosa di migliore. Il desiderio è spesso il motore della crescita.
La domanda è un'altra: quel desiderio è davvero nostro?
Perché esiste una grande differenza tra vedere qualcuno che ha costruito qualcosa e pensare "mi piacerebbe capire come posso migliorare anch'io", e vedere la stessa persona pensando "devo avere quello che ha lui".
Nel primo caso il confronto può diventare ispirazione. Nel secondo rischia di diventare inseguimento.
E inseguire gli altri può diventare sorprendentemente costoso.
Si cambia macchina prima che sia realmente necessario. Si sceglie una casa più impegnativa economicamente perché quella attuale sembra non rappresentarci più. Si fanno acquisti che pochi giorni dopo perdono buona parte del loro fascino. Si prendono decisioni professionali o finanziarie non perché siano coerenti con il nostro progetto, ma perché qualcuno sembra essere arrivato più avanti di noi.
Nasce così una frase molto pericolosa: "Anch'io dovrei".
Anch'io dovrei avere quella macchina.
Anch'io dovrei guadagnare quella cifra.
Anch'io dovrei comprare casa.
Anch'io dovrei investire in quella cosa.
Anch'io, alla mia età, dovrei essere arrivato lì.
Quel "dovrei" può diventare costosissimo perché spesso non nasce da un bisogno reale, ma dalla distanza che percepiamo tra noi e qualcun altro.
Il punto è che della vita delle altre persone vediamo quasi sempre soltanto una parte.
Vediamo la casa, ma non necessariamente il mutuo. Vediamo l'automobile, ma non sappiamo quanto pesa sul bilancio familiare. Vediamo il viaggio, ma non conosciamo le priorità, i sacrifici o le preoccupazioni che esistono dietro quella fotografia. Vediamo il risultato di un'azienda, ma raramente conosciamo fino in fondo il rischio, il tempo e le responsabilità che quel risultato richiede.
E sui social questo meccanismo diventa ancora più evidente, perché confrontiamo la nostra vita completa con una selezione dei momenti migliori della vita degli altri.
È una gara impossibile da vincere.
Ci sarà sempre qualcuno con una casa più grande, una macchina più costosa, un patrimonio maggiore, un'attività che cresce più velocemente o una vacanza più spettacolare.
Se il nostro metro di soddisfazione dipende continuamente da ciò che possiedono gli altri, il traguardo continuerà a spostarsi.
Ed è forse questo il vero costo dell'invidia: non semplicemente spendere più denaro, ma perdere progressivamente la capacità di capire quando abbiamo abbastanza.
Una buona educazione finanziaria, infatti, non riguarda soltanto la capacità di scegliere strumenti finanziari o di fare bene i conti. Riguarda anche la capacità di dare una direzione al proprio denaro.
Il denaro è una risorsa limitata. Ogni volta che lo utilizziamo per dimostrare qualcosa, impressionare qualcuno o ridurre temporaneamente la sensazione di essere rimasti indietro, stiamo sottraendo quella stessa risorsa a qualcosa che potrebbe essere davvero importante per noi.
Ecco perché, prima di alcune decisioni, può essere utile farsi una domanda molto semplice.
Se nessuno potesse vedere questa cosa, la vorrei comunque?
Se nessuno sapesse quale automobile guido, sceglierei comunque quella macchina?
Se nessuno vedesse le fotografie, vorrei comunque fare quel viaggio?
Se nessuno conoscesse il valore della mia casa, desidererei davvero una casa più grande?
Se nessuno potesse sapere quanto guadagno o quanto possiedo, continuerei a considerare importanti gli stessi obiettivi?
Non è una domanda perfetta e non significa che ogni desiderio visibile agli altri sia sbagliato. Serve semplicemente a separare ciò che desideriamo davvero da ciò che desideriamo perché qualcuno, senza volerlo, ci ha mostrato un nuovo termine di paragone.
E c'è un altro passaggio interessante.
L'invidia non deve necessariamente essere combattuta. Può anche essere ascoltata.
Quando proviamo quella piccola sensazione di fastidio vedendo qualcuno ottenere qualcosa, invece di giudicarci possiamo chiederci che cosa ci sta dicendo.
Forse non desideriamo realmente la sua macchina, ma la libertà che associamo alla sua vita.
Forse non vogliamo la sua azienda, ma sentiamo il bisogno di crescere professionalmente.
Forse non vogliamo il suo viaggio, ma ci siamo accorti che da troppo tempo non dedichiamo spazio a esperienze importanti per noi.
A quel punto il confronto smette di essere una gara e diventa un'informazione.
Non dobbiamo copiare la destinazione dell'altro. Possiamo utilizzare quella sensazione per capire meglio quale dovrebbe essere la nostra.
Credo che una delle forme più profonde di ricchezza sia proprio questa: riuscire a vedere qualcuno che possiede più di noi senza sentire automaticamente che noi possediamo meno.
Essere sinceramente felici dei risultati degli altri, imparare da ciò che ci ispira e poi continuare a camminare nella nostra direzione.
Perché il denaro è troppo importante per utilizzarlo nel tentativo di vivere la vita di qualcun altro.
La vera domanda non è se gli altri hanno più di noi è capire se ciò che stiamo costruendo ha davvero valore per noi.
E quando quella risposta diventa chiara, molte spese smettono improvvisamente di sembrare necessarie e molte scelte iniziano finalmente ad assomigliare alla vita che vogliamo davvero costruire.
Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.

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