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Intelligenza artificiale: grande opportunità o nuova bolla finanziaria?

Quando una tecnologia comincia a cambiare il mondo, accade quasi sempre qualcosa di curioso: a un certo punto non si parla più soltanto di quello che quella tecnologia potrà fare, ma anche di quanto denaro si potrà guadagnare investendo nelle aziende che la stanno sviluppando.

È successo con le ferrovie, con Internet e con molte altre innovazioni che hanno trasformato profondamente la nostra vita. Oggi sta succedendo con l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale entrerà sempre di più nelle imprese, nei servizi e nella vita quotidiana? Probabilmente sì. Significa quindi che qualsiasi azienda collegata all’AI sarà automaticamente un buon investimento?


Assolutamente no.

Questa distinzione sembra semplice, ma nei momenti di grande entusiasmo diventa sorprendentemente difficile da mantenere. Quando vediamo una tecnologia crescere rapidamente, tendiamo infatti a pensare che debba crescere altrettanto rapidamente anche il valore di tutte le aziende che le ruotano intorno.

Il ragionamento diventa quasi automatico: l’intelligenza artificiale rappresenta il futuro, quindi le azioni legate all’intelligenza artificiale continueranno a salire.

Eppure le due cose non coincidono necessariamente.

Una tecnologia può cambiare il mondo e, nello stesso tempo, diventare oggetto di valutazioni finanziarie eccessive. Può essere rivoluzionaria, creare nuove industrie e modificare il nostro modo di lavorare, ma questo non significa che qualsiasi prezzo pagato oggi per partecipare a quella rivoluzione sia ragionevole.

È proprio qui che nasce una delle riflessioni più interessanti sollevate da Ray Dalio: il problema non è necessariamente credere troppo nell’intelligenza artificiale. Il problema può essere pagare troppo per le aziende che promettono di guidarne lo sviluppo.

Le imprese stanno investendo quantità enormi di denaro nella corsa all’AI. Servono nuovi data center, chip sempre più potenti, infrastrutture, energia, personale specializzato e capitali per sostenere progetti che potrebbero richiedere anni prima di produrre risultati economici significativi.


Tutto questo alimenta aspettative molto elevate.

Ma spendere molto non significa necessariamente guadagnare molto. E soprattutto non significa che tutti gli investimenti effettuati oggi produrranno i risultati immaginati.

Nelle grandi trasformazioni tecnologiche accade spesso che molte aziende investano contemporaneamente per conquistare una posizione dominante. Alcune ci riusciranno, altre verranno superate e altre ancora scopriranno che il mercato reale è più piccolo o meno redditizio di quanto avevano previsto.

Il punto non è mettere in discussione la tecnologia. Il punto è capire quanto del suo possibile successo sia già stato inserito nei prezzi.

Quando un’azienda viene valutata sulla base di risultati futuri molto ambiziosi, non è sufficiente che cresca. Deve crescere abbastanza da giustificare aspettative già molto alte.


Ed è questa la parte che spesso viene trascurata.

Un’impresa può aumentare i ricavi, sviluppare ottimi prodotti e occupare una posizione importante nel proprio settore, ma il suo titolo può comunque deludere gli investitori quando il prezzo pagato inizialmente incorporava risultati ancora superiori.

Sui mercati, infatti, non conta soltanto capire quale tecnologia vincerà.

Conta anche capire quanto stiamo pagando oggi per partecipare a quella possibile vittoria.

Pensiamo a una situazione molto semplice. Se acquistiamo un’attività valida a un prezzo ragionevole, abbiamo uno spazio di sicurezza. Se acquistiamo la stessa attività a un prezzo costruito su aspettative quasi perfette, anche una piccola delusione può produrre conseguenze importanti.

Non perché l’azienda sia improvvisamente diventata cattiva, ma perché il prezzo era diventato troppo distante dai risultati concreti.

Questo è il terreno sul quale possono formarsi le bolle.


Una bolla non nasce semplicemente perché molte persone comprano. L’entusiasmo, da solo, può sostenere il mercato anche per periodi molto lunghi. I problemi diventano più evidenti quando il denaro comincia a uscire e tutti cercano contemporaneamente qualcuno disposto ad acquistare.

Finché entrano nuovi capitali, i prezzi possono continuare a salire. Quando gli investitori iniziano a vendere e la liquidità diminuisce, il movimento può invertire rapidamente direzione.

Dalio non sostiene necessariamente che il boom dell’intelligenza artificiale debba terminare domani. Al contrario, la presenza di molta liquidità, gli investimenti record e il grande entusiasmo potrebbero sostenere ancora a lungo questa fase.

Ed è proprio questo a rendere il tema complesso.


Una valutazione eccessiva non indica automaticamente quando arriverà una correzione. I prezzi possono continuare a salire molto più a lungo di quanto immagini chi li considera già troppo elevati.

Per questo cercare di indovinare il momento esatto in cui una possibile bolla scoppierà è spesso un esercizio poco utile. Il vero lavoro dell’investitore non consiste nel prevedere ogni movimento, ma nel comprendere il rischio che sta assumendo e nel costruire una strategia capace di sopravvivere anche quando le aspettative cambiano.

Il pericolo più grande nasce quando l’entusiasmo ci porta a pensare che questa volta le regole siano diverse.


Ogni rivoluzione tecnologica sembra unica mentre la stiamo vivendo. E in parte lo è davvero. Internet era una trasformazione reale. Le ferrovie hanno cambiato economie e territori. L’intelligenza artificiale potrebbe modificare profondamente il lavoro, la produttività e il modo in cui prendiamo decisioni.

Ma il fatto che una rivoluzione sia reale non rende automaticamente ragionevole qualsiasi valutazione finanziaria costruita intorno ad essa.

La tecnologia e il prezzo sono due elementi distinti.

La prima domanda riguarda ciò che un’innovazione potrà cambiare. La seconda riguarda quanto stiamo pagando per i risultati che immaginiamo possa generare.

Confondere queste due domande è uno degli errori più comuni nei periodi di euforia.

Quando tutti parlano di una tecnologia e i mercati sembrano premiare qualsiasi azienda che riesca ad associarsi a quel tema, diventa ancora più importante tornare ai fondamentali: quali risultati produce realmente l’impresa? Quanto capitale deve investire? Quali margini potrà ottenere? Quanta concorrenza dovrà affrontare? E soprattutto, quanta crescita futura è già compresa nel prezzo?


Non serve decidere se l’intelligenza artificiale sia un’opportunità oppure una bolla, come se le due possibilità si escludessero a vicenda.

Potrebbe essere entrambe le cose.

Potrebbe rappresentare una delle più grandi trasformazioni economiche dei prossimi decenni e, nello stesso tempo, generare valutazioni eccessive in alcune aree del mercato.

La lezione più utile è quindi molto semplice: una grande tecnologia non equivale automaticamente a un grande investimento.

Prima di chiedersi chi vincerà la corsa all’intelligenza artificiale, sarebbe forse più importante domandarsi quanto stiamo pagando oggi per parteciparvi.

Perché un investimento non dipende soltanto dalla qualità di ciò che compriamo, ma anche dal prezzo al quale decidiamo di comprarlo.

Ed è proprio questa distinzione che, nei momenti di maggiore entusiasmo, può fare la differenza tra partecipare consapevolmente a una trasformazione e limitarsi a inseguire una storia che sembra destinata a non finire mai.



Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


L’intelligenza artificiale può trasformare il futuro, ma l’entusiasmo dei mercati non rende automaticamente ogni investimento un’opportunità.
L’intelligenza artificiale può trasformare il futuro, ma l’entusiasmo dei mercati non rende automaticamente ogni investimento un’opportunità.

Disclaimer – Investitore Pro Srl

Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative.

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