top of page

Quando il rischio non arriva dalla Borsa, ma dal costo del denaro

10 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Quando si parla di rischio sui mercati, il pensiero va quasi sempre nella stessa direzione: la Borsa scende, le azioni perdono valore, qualche indice entra in difficoltà e improvvisamente tutti iniziano a preoccuparsi.

Eppure ci sono momenti in cui il segnale più interessante non arriva dalle azioni.

Arriva da un mercato molto meno osservato dal grande pubblico: quello obbligazionario.

In questo periodo sta accadendo qualcosa che merita attenzione. Le Borse, almeno per ora, stanno dimostrando una certa capacità di tenuta. Non abbiamo davanti un mercato azionario in evidente difficoltà e, guardando soltanto gli indici, qualcuno potrebbe persino pensare che la situazione sia relativamente tranquilla.

Poi però si sposta lo sguardo sui rendimenti dei titoli di Stato e il quadro cambia.

Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza stanno tornando su livelli importanti. Il decennale si muove intorno al 4,78%, mentre il trentennale supera il 5%.


Anche in altri Paesi sviluppati i rendimenti sono tornati su livelli che non si vedevano da tempo.

A prima vista potrebbe sembrare una questione riservata agli investitori in obbligazioni.

In realtà riguarda molto più da vicino anche chi investe in azioni, chi possiede un'impresa e, più in generale, chi vive in un'economia che utilizza continuamente il credito.

Per capire il motivo basta fare un ragionamento molto semplice.

Se uno Stato deve pagare interessi sempre più elevati per trovare qualcuno disposto a prestargli denaro, significa che il denaro sta diventando più costoso. E se cresce il rendimento richiesto per finanziare uno Stato, inevitabilmente aumenta anche l'attenzione verso tutto ciò che deve competere con quel rendimento.

Immaginiamo un investitore che possa ottenere un rendimento interessante prestando denaro a uno Stato considerato affidabile. Per quale motivo dovrebbe accettare lo stesso livello di rendimento assumendosi il rischio maggiore di un'azienda?


È proprio qui che obbligazioni e azioni iniziano a parlarsi.

Quando i tassi sono molto bassi, le aziende possono finanziarsi a costi contenuti e gli investitori sono spesso spinti a cercare rendimento altrove, anche nel mercato azionario. Quando invece i rendimenti obbligazionari salgono, quel meccanismo può iniziare lentamente a invertirsi.

Le obbligazioni diventano più competitive e, contemporaneamente, per molte aziende indebitarsi diventa più caro.

Non significa che la Borsa debba necessariamente scendere domani mattina. Ed è forse questo l'aspetto più interessante della situazione attuale: le azioni stanno ancora resistendo.


Negli ultimi periodi alcuni dei principali indici hanno continuato a mostrare una buona tenuta, nonostante un contesto in cui il mercato obbligazionario sta chiedendo rendimenti più elevati. È come osservare due persone che stanno raccontando la stessa storia con due toni differenti: una appare ancora tranquilla, l'altra sta iniziando ad alzare la voce.

Il punto, quindi, non è prevedere quale delle due avrà ragione.

Il punto è capire che il costo del denaro continua a essere una delle variabili più importanti dell'intero sistema economico.

C'è poi un altro elemento che complica il quadro: il petrolio.

Le tensioni geopolitiche possono mantenere elevato il prezzo dell'energia e un petrolio più caro significa maggiori costi per imprese e famiglie, ma soprattutto può rendere più difficile la discesa dell'inflazione.

E se l'inflazione rimane più persistente del previsto, le banche centrali hanno meno libertà di abbassare rapidamente i tassi.

Si crea così una catena abbastanza semplice da comprendere: energia più cara, maggiore pressione sui prezzi, tassi che possono restare elevati più a lungo, finanziamenti più costosi e rendimenti obbligazionari che rimangono interessanti.


A quel punto il problema non riguarda più soltanto chi possiede obbligazioni.

Riguarda le famiglie che devono accendere un mutuo, le imprese che devono finanziare nuovi investimenti, gli Stati che devono rifinanziare il proprio debito e naturalmente anche le società quotate che hanno bisogno di capitale per crescere.

Per anni ci siamo abituati a un mondo nel quale il denaro costava pochissimo. Aziende, governi e investitori hanno costruito molte delle proprie decisioni all'interno di quel contesto.

Ora potremmo trovarci semplicemente davanti a un mondo diverso.

Non necessariamente peggiore, ma diverso.

Ed è proprio questa distinzione che spesso viene dimenticata.


Quando cambiano le condizioni economiche, non serve necessariamente prevedere il prossimo movimento del mercato. È molto più utile capire quali equilibri stanno cambiando e quali conseguenze potrebbero produrre nel tempo.

Anche settembre, che statisticamente è stato spesso un mese più complicato per il mercato azionario, può attirare maggiore attenzione. Ma la stagionalità, da sola, non dovrebbe mai trasformarsi in una previsione.

Un mese non diventa pericoloso perché il calendario dice settembre, così come un mercato non diventa sicuro soltanto perché ha continuato a salire fino a ieri.

Il vero punto da osservare è un altro.

Mentre molti investitori continuano a guardare quotidianamente le oscillazioni della Borsa, il mercato obbligazionario sta ricordando qualcosa che per molti anni avevamo quasi dimenticato: il denaro ha un prezzo.


Quando quel prezzo aumenta, prima o poi qualcuno deve pagarlo.

Può essere uno Stato attraverso maggiori interessi sul debito. Può essere un'impresa attraverso finanziamenti più costosi. Può essere una famiglia attraverso una rata più elevata. Oppure può essere il mercato, attraverso valutazioni che devono adattarsi a condizioni differenti.

Non sappiamo quale di questi effetti si manifesterà prima e con maggiore intensità.

Ma forse non è nemmeno questa la domanda più importante.

La domanda utile per un investitore è capire se il proprio patrimonio è costruito pensando soltanto a ciò che è accaduto negli ultimi anni oppure se è sufficientemente consapevole da affrontare anche un ambiente nel quale inflazione, tassi e costo del capitale possono comportarsi in modo diverso.

Perché i mercati non ci chiedono di prevedere perfettamente il futuro.

Ci chiedono soprattutto di accorgerci quando il mondo intorno a noi sta cambiando.


Articolo a cura di Giovanni Viola – Investitore Pro, scuola di educazione finanziaria indipendente.


Il rialzo dei tassi cambia gli equilibri tra obbligazioni, azioni e costo del denaro, mentre i mercati continuano a muoversi in uno scenario sempre più delicato.
Il rialzo dei tassi cambia gli equilibri tra obbligazioni, azioni e costo del denaro, mentre i mercati continuano a muoversi in uno scenario sempre più delicato.

Disclaimer – Investitore Pro Srl Questo articolo è stato scritto con finalità didattiche e informative. Non rappresenta in alcun modo una consulenza finanziaria, fiscale, legale o nutrizionale, né una sollecitazione all’investimento. Tutti i contenuti sono pensati per aiutarti a capire meglio i mercati, i trend e le dinamiche economiche, ma non devono essere interpretati come raccomandazioni operative.I dati e le opinioni riportate si basano su fonti che riteniamo affidabili, ma potrebbero cambiare nel tempo. Se decidi di investire in strumenti finanziari citati o correlati, lo fai sotto la tua piena responsabilità e ti consigliamo sempre di confrontarti con professionisti abilitati. In poche parole: noi ci occupiamo di formazione, non di consulenza. Il nostro obiettivo è offrirti strumenti per pensare, non istruzioni per agire.Grazie per aver letto e per far parte della community di Investitore Pro Srl. Continua a studiare, approfondire e scegliere con consapevolezza.

Commenti


bottom of page